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“Oh oh, I’m an Alien, I’m a legal Alien, I’m an Englishman in New York”. Presente Sting? Abbiamo giusto questo in comune: siamo due alieni. Solo che io sono una milanese a Parigi. Che, comunque, vuol dire avere molto più culo di una parigina che si ritrova a vivere a Milano.

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mercoledì, 25 giugno 2008

Al dio che non ho

In un libro di Bernard Giraudeau globalmente non bello, ma nel quale si scovano parecchie perle ("Les dames de nage", per gli interessati), il protagonista desidera, sin da piccolo, scrivere una lettera al mondo: "Caro mondo". Non la scrive mai, anche se sente di avere un mucchio di cose da dirgli. O, forse, la lettera è il libro, chissà.
Comunque: io non ho mai scritto a dio né ho mai desiderato farlo. Sono una senzadio, un'atea. Per convinzione ed epidermide. Ma, non so com'è, ho voglia di rivolgermi al dio che non ho, qui e ora. Per chiedergli una sola cosa: la grazia di non sentirmi mai in credito con il mondo.
Sono arcistufa di sentire le lamentele di quanti non hanno mai fatto nulla ma pensano che tutto gli sia dovuto. Capita ai vecchi, spesso: per esperienza personale so che tanti, tantissimi vecchi si sentono in credito con il mondo. Inutile dir loro che, dovesse pure essere vero, nessuno, in ogni caso, salderà i conti. Ancora, sono pressoché certa che pure gli elettori del Circo Massimo che siede sugli scranni del governo si sentano in credito con il mondo. E se aspettano che sia il nano a pareggiare la loro contabilità sono stupidi o illusi. Il mondo non salda i debiti, ammesso che ne abbia.
Qualcuno (i più a dire il vero) è convinto che gli statunitensi faranno un tentativo di saldare parte del debito nei confronti dell'Iraq eleggendo Obama. Un po' mi viene da ridere. Sono convinta, e l'ho già scritto, che Obama è puro fumo - da comunicazione - negli occhi. Lo stesso che ci soffiano sul viso quando si parla di Tibet. O di Kosovo.
Leggete qui sotto, tanto per dire. È solo una nota, la numero 5 a pag. 53, di uno dei libri più dolorosi e intensi che abbia mai letto, "Sappiano le mie parole di sangue" di Babsi Jones (trovate il link al suo vecchio blog qui accanto), un libro assolutamente necessario nel quale le parole sanno tremendamente di sangue e in cui ciascuna sillaba pesa tonnellate. Ecco la nota: "Per compensi mensili di qualche decina di migliaia di dollari, l'agenzia Ruder & Finn ha curato gli interessi dei governi croato e bosniaco, orchestrando un'intensa attività di promozione della loro immagine e di propaganda ai danni dei serbi in Occidente. Tra i suoi clienti, registrati per legge presso il Dipartimento di Giustizia statunitense, figura dal 1992 anche la Repubblica del Kosova albanese. (...) Se notizie, filmati e immagini rispondano in qualche misura al vero, però, non ha importanza per l'agenzia. Nelle interviste rilasciate nel 1993 al giornalista francese Jacques Merlino della rete televisiva France 2 e a Mike Trickey del quotidiano "The Spectator", James Harff (ovvero il direttore della Ruder & Finn, come ci spiega altrove Babsi Jones, ndv) dichiara: "Non siamo pagati per essere morali. Il nostro lavoro non è di verificare le informazioni, ma di accelerare la circolazione di quelle a noi favorevoli, per raggiungere bersagli accuratamente scelti. L'elemento essenziale è la velocità: quando compare una notizia buona per noi, dobbiamo darla in pasto all'opinione pubblica. Perché sappiamo perfettamente che la prima notizia è quella che conta. Dopo, le smentite non hanno alcuna efficacia". (Da Jacques Merlino "Les vérités yougoslaves ne sont pas toutes bonnes à dire")".
Ci ho ripensato: dio che non ho, cancella la richiesta precedente, e strafulminaci tutti. Grazie.


P.S. regalami qualche secondo qui

Postato da: virginie a 13:20 | link | commenti (1) |
dal mondo, contraddizioni, male al cuore, ah virginie


Commenti
#1    01 Luglio 2008 - 09:32
 
..e quante altre note ci sarebbero da aggiungere, ahimé, o forse ahinoi, o meglio, ahiahi e basta.
è ancora lontano il momento in cui si potrà anche solo pensare che sarà possibile smetterla di concepire l'esistente in termini di partita doppia, dove l'uomo dà il peggio di sé (che magari è anche la maggior parte di sé, mah). parola di commercialista. baci cara virg.
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